STORIE

Audio shock e denuncia contro comunità e assistenti sociali: genitori e nonni accusano relazioni distorte e pressioni psicologiche LA SPEZIA (6 Maggio 2026). Una bambina di appena tre anni, collocata sin dalla nascita in comunità su disposizione del Tribunale per i Minorenni di Genova, rischia oggi di essere trasferita presso un’altra famiglia sulla base di relazioni che i genitori e i nonni definiscono gravemente distorte, parziali e non aderenti alla realtà. La minore vive attualmente all’interno della comunità insieme alla madre, ma anche questa permanenza sarebbe oggi in discussione. Secondo quanto riferito dalla famiglia, infatti, la struttura avrebbe chiesto le dimissioni della madre dopo che quest’ultima avrebbe iniziato a contestare apertamente il comportamento degli operatori, le modalità con cui venivano gestiti i rapporti con la figlia e le ricostruzioni contenute nelle relazioni inviate al Tribunale. Una presa di posizione che, secondo i

Venezia, 20 aprile 2026 – Un bambino che chiedeva di restare a casa. Una famiglia consi-derata fragile che oggi viene ritenuta idonea. E una comunità che, da soluzione tempora-nea, rischiava di trasformarsi in permanenza indefinita. È su questo equilibrio che interviene il Tribunale per i Minorenni di Venezia, che con un decreto netto ha disposto la revoca del collocamento in comunità e il rientro del minore nel proprio contesto familiare, riconoscendo che la misura, alla luce dei fatti aggiornati, non è più giustificata. Il provvedimento segna un cambio di passo preciso: il giudice prende atto che il quadro è evoluto. Il bambino è sereno, mantiene un legame stabile e significativo con entrambi i genitori e manifesta chiaramente la volontà di vivere in famiglia. Parallelamente, i geni-tori hanno dimostrato, nei fatti, un percorso concreto di recupero, fatto di collaborazione, responsabilità e progressiva

Trieste 15 aprile 2026– Una storia complessa, segnata da anni di interventi istituzionali, decisioni discutibili e passaggi critici, che si chiude con una svolta netta: il Tribunale per i Minorenni di Trieste ha disposto la reintegrazione piena della responsabilità genitoriale in capo ai genitori e il definitivo rientro del minore nel proprio contesto familiare. Il procedimento prende avvio nel 2021, a seguito di una segnalazione che evidenziava fragilità nel nucleo familiare, con difficoltà relazionali e criticità personali che portano all’attivazione del si-stema di tutela. L’intervento segue il percorso tipico della giustizia minorile: presa in carico, mo-nitoraggio e progressiva intensificazione delle misure, fino alla decisione più invasiva, ovvero il collocamento del minore in una comunità educativa. È in questa fase che la vicenda assume contorni problematici. Secondo quanto emerge dagli atti difensivi e dalla ricostruzione documentale, il collocamento in struttura non viene accompagnato da

EDITORIALI

di Sara Spoletini (Sociologa) La parola stereotipo ultimamente è molto utilizzata, sinonimo spesso di immagine o etichetta da associare a qualcosa che per cultura. Immaginario collettivo, usanza deve essere fatta o debba avere determinate caratteristiche. E’ quasi un contenitore, dentro il contenitori con il marchio dello stereotipo X le persone X devono avere determinate caratteristiche, riconoscibili e associabili ad un gruppo. Il solo fatto di poter esser essere associati ad

ATTUALITÀ

Trieste 15 aprile 2026– Una storia complessa, segnata da anni di interventi istituzionali, decisioni discutibili e passaggi critici, che si chiude con una svolta netta: il Tribunale per i Minorenni di Trieste ha disposto la reintegrazione piena della responsabilità genitoriale in capo ai genitori e il definitivo rientro del minore nel proprio contesto familiare. Il procedimento prende avvio nel 2021, a seguito di una segnalazione che evidenziava fragilità nel nucleo familiare, con difficoltà relazionali e criticità personali che portano all’attivazione del si-stema di tutela. L’intervento segue il percorso tipico della giustizia minorile: presa in carico, mo-nitoraggio e progressiva intensificazione delle misure, fino alla decisione più invasiva, ovvero il collocamento del minore in una comunità educativa. È in questa fase che la vicenda assume contorni problematici. Secondo quanto emerge dagli atti difensivi e dalla ricostruzione documentale, il collocamento in struttura non viene accompagnato da

Bucarest – Presso Palazzo Italia, nella capitale romena, si è svolta la presentazione del volume “L’avvocato dei bambini”, scritto dall’avvocato Francesco Miraglia, da anni impegnato nella tutela dei diritti dei minori e delle famiglie nei procedimenti che riguardano l’affidamento, l’allontanamento e la protezione dell’infanzia. L’incontro ha rappresentato molto più di una semplice presentazione editoriale. L’appuntamento si è infatti trasformato in un momento di confronto internazionale tra Italia e Romania sui modelli di tutela dei minori, sulle garanzie procedurali nei procedimenti minorili e sulle criticità operative che possono emergere nel rapporto tra autorità giudiziaria, servizi sociali e famiglie. Al centro del dibattito la figura dell’avvocato Francesco Miraglia, autore del libro e protagonista di numerose iniziative giuridiche e culturali dedicate alla difesa dei diritti dei bambini e al rispetto del principio di bigenitorialità, tema sempre più centrale nel panorama della giustizia minorile europea. Nel corso

Di Sara Spoletini Approfittiamo di questa giornata per scoprire cosa c’è dietro al mazzolin di mimosa, parliamo di cosa significa essere donna nella civiltà, di un ruolo stereotipato, confinato all’essere moglie e madre, parliamo di cosa significa vivere in equilibrio tra responsabilità verso i ruoli sociali e scegliere l’autodeterminazione, il dover essere come le mode del momento impongono: intelligenti ma educate, sensuali e efficienti, parlare quando è necessario senza mai superare il collega uomo. La vita delle donne è sempre stata difficile. Il ruolo delle donne nella società è passato da una fase di partecipazione attiva alla sussistenza nella preistoria a millenni di subordinazione patriarcale, fino alla conquista dei diritti civili e politici nell'epoca contemporanea. Nella Preistoria sono considerate spesso "invisibili" nella narrazione storica, nonostante le donne hanno avuto un ruolo cruciale nella raccolta e nella gestione della comunità. Il passaggio al nomadismo